Smart city è una parola d’ordine sempre più diffusa che ci propone la possibilità di una migliore qualità della vita in spazi urbani che ci aiutino a realizzare i nostri progetti di vita e di lavoro, invece di ostacolarli con crescenti caotiche complessità.
Smart city è stato uno degli argomenti discussi al Forum della Comunicazione digitale 2012, ed è anche uno dei settori chiave dell’Expò 2015 di Milano. E’ doveroso, quindi riflettere sui lungimiranti interventi moderati da Carlo Antonelli, direttore Wired, e sulla base di questi, invitare tutti a guardarci dentro, perché coinvolgerà molti dei temi più importanti nei prossimi anni e che si leggeranno in questo blog: il ruolo delle amministrazioni per lo sviluppo economico e sociale, la costruzione del capitale sociale e relazionale, le tecnologie come fattori abilitanti, il nuovo compito dei cittadini e delle loro associazioni nell’età della sussidiarietà orizzontale.
Tutti noi, sperimentano ogni giorno quanto le condizioni di vita in una città, piccola o grande che sia, dipendono da fattori non solo hard (infrastrutture fisiche), ma soft ossia inerenti al capitale sociale, ambientale e culturale. Sono parametri difficilmente misurabili con il PIL, ma che ci sono quotidianamente (e a volte drammaticamente) presenti.
Prendendo a prestito una parola di moda come “smart city” voglio approfondire meglio questo fenomeno, in questo spazio dedicato ai temi della Responsabilità Sociale, per mettere in luce quanto le amministrazioni pubbliche e i governi locali possono fare sia nella programmazione strategica, sia nella gestione delle risorse, sia nelle scelte operative per fare diventare “più intelligenti” le nostre città.
Partiamo dalla definizione: una città smart è uno spazio urbano, ben diretto da una politica lungimirante, che affronta la sfida che la globalizzazione e la crisi economica pongono in termini di competitività e di sviluppo sostenibile con un’attenzione particolare alla coesione sociale, alla diffusione e disponibilità della conoscenza, alla creatività, alla libertà e mobilità effettivamente fruibile, alla qualità dell’ambiente naturale e culturale.
Il termine ha visto il maggior uso in Nord America (sia negli USA che in Canada) dove gli sono stati dedicati studi approfonditi, ma credo che trovi in Europa una sua specificità per le peculiari caratteristiche di gran parte delle città del Vecchio Continente.
Le città europee, e a maggior ragione le città italiane, in gran parte basate su una storia che affonda le sue radici almeno nel Medioevo, hanno (o dovrebbero avere) infatti tratti comuni che trovano il loro fondamento nel concetto di “comunità” e che quindi implicano valori come tradizione, inclusione, partecipazione, solidarietà.
Questa declinazione urbana di quello che Rifkin ha chiamato European dream può essere più adeguata, rispetto ad un clima più spiccatamente competitivo, a creare un ecosistema favorevole per la crescita della creatività e della attrattività complessiva della città.
Il Forum della Comunicazione Digitale 2012, ha dedicato uno zoom tematico al tema delle “ Smart City”. Fabio Florio, Business Development Manager, Cisco Systems Italia, Antonella Galdi, Responabile Innovazione Anci, Pierfrancesco Maran, Assessore alla Mobilità, ambiente, Arredo Urbano, Verde del Comune di Milano, Sergio Tonti, Corporate Communication Manager Philips, Valerio Zingarelli, Chief Tecnology Officer Expo 2015 hanno identificato (e misurato) e le smart cities lungo almeno cinque dimensioni principali:
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Mobilità
Una città smart è una città in cui gli spostamenti sono agevoli, che garantisce una buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile, che promuove l’uso dei mezzi a basso impatto ecologico come la bicicletta, che regolamenta l’accesso ai centri storici privilegiandone la vivibilità (aree pedonalizzate); una città smart adotta soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe.
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Ambiente
Una città smart promuove uno sviluppo sostenibile che ha come paradigmi la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, l’ottimizzazione delle emissioni industriali, la razionalizzazione dell’edilizia così da abbattere l’impatto del riscaldamento e della climatizzazione; la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica; la promozione, protezione e gestione del verde urbano ; lo sviluppo urbanistico basato sul “risparmio di suolo”, la bonifica delle aree dismesse.
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Economia della conoscenza e della tolleranza
Una città smart è un luogo di apprendimento continuo che promuove percorsi formativi profilati sulle necessità di ciascuno; un città smart offre un ambiente adeguato alla creatività e la promuove incentivando le innovazioni e le sperimentazioni nell’arte, nella cultura, nello spettacolo; si percepisce e si rappresenta come un laboratorio di nuove idee; privilegia la costruzione di una rete di reti non gerarchica, ma inclusiva, in cui i vari portatori di interesse e le loro comunità possano avere cittadinanza e voce; sviluppa alleanze con le università, ma anche con le agenzie formative informali; dà spazio alla libera conoscenza e privilegia tutte le forme in cui il sapere è libero e diffuso.
Fantascienza? Non credo. Anche se siamo ben lontani da una diffusione soddisfacente di questi principi, molti di questi parametri sono presenti in più di una delle città italiane ed europee. Ad esse ed alle aziende di tecnologie e di servizi avanzati che supportano i progetti delle smart cities voglio dare spazio nei prossimi articoli, per presentare le migliori esperienze, per discutere dei temi ancora aperti, per animare un confronto fattivo tra i diversi portatori di interessi.
La crisi sta comportando per tutte le città un ripensamento della pianificazione urbanistica ed una difficile riflessione strategica sullo sviluppo. Se questo è vero, sono comunque convinta che senza uno sviluppo intelligente delle città la crisi non si supera, perché la costruzione di un Paese moderno, innovativo ed inclusivo non può che passare attraverso una dimensione urbana fatta a misura d’uomo. Perché è nelle città che si sperimentano nuove convivenze, è nelle città che si immagina il futuro.
Anna Zarbo